Calcolatore rapporto rata/reddito (DSTI)
Calcolo del rapporto rata/reddito (DSTI) da reddito netto e rate mensili di mutuo e prestiti, con il livello di indebitamento.
Il rapporto rata/reddito, indicato anche con la sigla DSTI, si ottiene dividendo il totale delle rate mensili per il reddito netto del nucleo familiare e moltiplicando per 100. Se le rate assorbono un quarto del reddito netto, il rapporto è 25%, e il risultato va letto insieme alla durata del mutuo e alla stabilità dei redditi. È uno dei primi indicatori che la banca esamina prima di approvare un nuovo finanziamento.
Chi chiede un mutuo per la prima casa, ad esempio a Milano, a Roma o a Napoli, si trova spesso a sommare per la prima volta tutti gli impegni di credito della famiglia. Oltre alla rata del mutuo entrano nel calcolo il prestito per l'auto, il prestito personale, le rate di una carta di credito rateizzata e ogni altro finanziamento attivo. La valutazione considera l'insieme degli impegni e non il singolo finanziamento, per questo un prestito di importo modesto può incidere in modo sensibile se la rata è alta rispetto al reddito.
In Italia non esiste un tetto unico al rapporto rata/reddito fissato dalla legge per tutti i finanziamenti. La verifica del merito creditizio è disciplinata dal Testo unico bancario (D.Lgs. 385/1993) e, per il credito immobiliare ai consumatori, dal D.Lgs. 72/2016, che recepisce la direttiva europea 2014/17/UE. Ogni banca applica poi le proprie politiche interne, che tengono conto anche della durata e del tipo di contratto, per questo lo stesso rapporto può dare esiti diversi da un istituto all'altro.
Il TAEG, cioè il tasso annuo effettivo globale che deve comparire nelle offerte, è calcolato secondo le istruzioni della Banca d'Italia e include anche le spese del finanziamento. Il TAEG misura il costo del credito, mentre il rapporto rata/reddito misura la sostenibilità delle rate: sono due grandezze diverse e non vanno confuse. Nei mutui a tasso variabile, spesso indicizzati all'Euribor, la rata può cambiare nel tempo, e conviene quindi simulare il rapporto anche con una rata più alta di quella iniziale.
Questo calcolatore fornisce una stima del rapporto con i dati inseriti. Non sostituisce l'istruttoria della banca, che considera anche lo storico creditizio, la stabilità del lavoro, il tipo di contratto e il rapporto tra importo finanziato e valore dell'immobile. Usato prima di presentare una domanda, permette di capire la propria posizione di partenza e di intervenire sugli impegni esistenti.
Il risultato si aggiorna automaticamente.
Somma dei redditi netti di tutti gli intestatari del nucleo familiare
Rata mensile del mutuo ipotecario (inserisci 0 se non presente)
Somma delle rate di prestiti auto, personali, carte di credito, ecc.
Rapporto rata/reddito
Rapporto tra gli impegni mensili e il reddito netto del nucleo familiare
- Totale impegni mensili
- 600 €
- Livello di indebitamento
- Sostenibile
Come funziona
Formula
Come funziona il calcolo
Rapporto rata/reddito: come si valuta la capacità di indebitamento
Prima di firmare un mutuo, le banche verificano che il richiedente possa sostenere le rate per tutta la durata del finanziamento. Il rapporto rata/reddito misura proprio questo: quanta parte del reddito netto mensile del nucleo familiare è già impegnata nel pagamento dei debiti. Conoscere il valore prima di presentare una domanda permette di capire come sarà letta la pratica e, se necessario, di intervenire sugli impegni esistenti.
Come si calcola il rapporto
Il rapporto, indicato con la sigla DSTI (Debt Service to Income) nella terminologia europea, si ottiene dividendo la somma delle rate mensili per il reddito netto mensile del nucleo familiare e moltiplicando per 100. Nella formula riportata nella legenda, il simbolo TE indica questo stesso rapporto. Al numeratore si sommano tutte le rate mensili dei finanziamenti attivi: mutuo, prestito auto, prestito personale, rate di carte di credito e qualsiasi altro debito rateizzato. Al denominatore c'è il reddito netto mensile complessivo del nucleo, cioè la somma di quanto arriva effettivamente sul conto dopo IRPEF e contributi previdenziali, e non il reddito lordo.
Il risultato è una percentuale. Se le rate assorbono un quarto del reddito netto, il rapporto è 25%. Non servono altri dati per applicare la formula, ma le due grandezze devono essere espresse nella stessa base temporale, cioè su base mensile. Gli errori più frequenti sono confrontare rate mensili con redditi annuali oppure usare il reddito lordo: in entrambi i casi il risultato non è affidabile. Se il reddito netto mensile è zero, il rapporto non è definito, perché non si può dividere per zero: in quel caso va verificato il dato inserito.
Il ruolo dei co-intestatari
Quando i titolari del mutuo sono due, si sommano i redditi netti di entrambi. Un nucleo in cui lavorano entrambi i componenti può avere un rapporto contenuto anche con una rata che, con un solo reddito, sarebbe difficile da sostenere. Per questo la valutazione consolidata del nucleo è più rappresentativa dell'analisi separata dei singoli finanziamenti.
La banca valuta però anche la stabilità di ciascun reddito. Un contratto a tempo determinato pesa diversamente da un contratto a tempo indeterminato, e i redditi di chi è in periodo di prova o ha avviato da poco un'attività autonoma possono essere considerati solo in parte. Il calcolo del rapporto è quindi una stima aritmetica, mentre il peso attribuito a ciascun reddito dipende dalle politiche dell'istituto.
Il quadro normativo e la vigilanza
In Italia non esiste un limite legale unico al rapporto rata/reddito valido per tutti i finanziamenti. Il riferimento generale è il Testo unico bancario (D.Lgs. 385/1993), che impone agli intermediari di valutare il merito creditizio del cliente prima di concedere un prestito. Per il credito immobiliare ai consumatori, il D.Lgs. 72/2016 recepisce la direttiva europea 2014/17/UE e richiede un'analisi della capacità del consumatore di rimborsare il finanziamento nel tempo.
La Banca d'Italia stabilisce le modalità di calcolo del TAEG, il tasso annuo effettivo globale che deve comparire nelle offerte di credito. Il TAEG misura il costo complessivo del finanziamento, mentre il rapporto rata/reddito misura la sostenibilità delle rate. Sono due grandezze diverse: un mutuo con un TAEG contenuto può avere un rapporto elevato se la durata è breve, e viceversa.
Nei mutui a tasso variabile la rata è spesso indicizzata all'Euribor e può cambiare nel tempo. Per questo conviene simulare il rapporto anche con una rata più alta di quella iniziale, per verificare se il bilancio familiare regge in uno scenario di rialzo dei tassi.
Come interpretare il risultato
Un rapporto più basso indica più margine e minore rischio di difficoltà nei pagamenti. Il calcolatore raggruppa il risultato in quattro livelli: confortevole, accettabile, elevato e molto elevato. La classificazione è indicativa e non corrisponde a una soglia di legge: ogni istituto applica le proprie politiche interne.
Il numero, però, dice solo una parte della storia. Conta anche la composizione delle rate. Un rapporto vicino al limite, formato soprattutto da un mutuo a lunga scadenza con tasso fisso, pesa in modo diverso da uno uguale costituito da prestiti personali a breve termine con tassi più elevati. Nel primo caso il debito è prevedibile; nel secondo si estingue prima, ma con una pressione immediata sul bilancio mensile.
Nella pratica molti nuclei hanno un rapporto accettabile se si considera solo il mutuo, ma lo superano quando si aggiungono il prestito auto e la carta rateizzata. Per questo il calcolo consolidato, con tutte le rate attive, è il modo più affidabile per anticipare la valutazione della banca. Anche la rata del nuovo finanziamento va inclusa, perché la banca valuta il rapporto tra i debiti attuali e la rata richiesta, non solo i debiti esistenti.
Come ridurre il rapporto prima di chiedere un finanziamento
Quando il valore è più alto del desiderato, ci sono interventi concreti. Estinguere i debiti più costosi, come i saldi di carte rateizzate e i prestiti personali a breve termine, riduce direttamente il numeratore. Aumentare l'anticipo sul mutuo diminuisce il capitale da finanziare e, di conseguenza, la rata mensile. Includere un co-intestatario con un reddito dichiarato aumenta il denominatore.
Anche la rinegoziazione o il consolidamento di più debiti in un unico finanziamento possono abbassare la rata complessiva. Va però valutato il costo totale: una rata più bassa spesso significa una durata più lunga e interessi complessivi più alti. Il rapporto migliora, ma il costo del credito cresce, e le due cose vanno considerate insieme.
Errori comuni
- Usare il reddito lordo invece del reddito netto.
- Dimenticare le rate di carte rateizzate o di prestiti finalizzati all'acquisto di beni, che entrano nel numeratore.
- Includere la rata di un finanziamento già estinto, oppure escludere uno ancora attivo.
- Non considerare il possibile aumento della rata nei mutui a tasso variabile.
- Calcolare il rapporto solo per il mutuo, senza il quadro complessivo degli impegni.
Quando usare il calcolatore e quando non basta
Il calcolatore è utile prima di avviare una trattativa, per capire la posizione di partenza, e ogni volta che cambiano le rate o il reddito del nucleo. Non sostituisce però l'istruttoria della banca, che considera anche lo storico creditizio, la stabilità del lavoro, il tipo di contratto, l'età del richiedente rispetto alla durata del mutuo e il rapporto tra importo finanziato e valore dell'immobile.
Per una valutazione completa, prima di firmare una proposta, conviene rivolgersi a un mediatore creditizio regolarmente iscritto. Il mediatore può confrontare le offerte di più istituti e individuare condizioni più adatte al profilo del richiedente. La stima ottenuta con il calcolatore resta uno strumento di orientamento: la decisione finale spetta sempre al richiedente, dopo aver letto con attenzione il contratto e il TAEG indicato.
Domande frequenti
Che cos'è il rapporto rata/reddito?
Il rapporto rata/reddito indica quale percentuale del reddito netto mensile di un nucleo familiare è destinata al pagamento delle rate dei debiti. Si calcola sommando tutte le rate mensili dei finanziamenti attivi, come mutuo, prestito auto, prestito personale e carta rateizzata, e dividendo il totale per il reddito netto complessivo. Moltiplicando il risultato per 100 si ottiene la percentuale. È uno dei criteri centrali con cui le banche valutano la capacità di indebitamento di chi chiede un finanziamento.
Cosa si include nel calcolo del rapporto rata/reddito?
Il numeratore comprende tutte le rate mensili dei finanziamenti attivi: mutuo, prestito auto, prestito personale, rate di carte di credito rateizzate e altri debiti. Il denominatore è il reddito netto mensile del nucleo, cioè quanto arriva dopo IRPEF e contributi previdenziali. Se i titolari sono due, si sommano i redditi di entrambi. Nella valutazione di un nuovo mutuo, la banca simula anche la rata del finanziamento richiesto, e può applicare un tasso più alto di quello iniziale per verificare la tenuta del rapporto.
Qual è un livello confortevole di rapporto rata/reddito?
Il calcolatore distingue quattro livelli: confortevole, che lascia margine per gli imprevisti; accettabile, che resta sostenibile ma con meno margine; elevato; molto elevato. In Italia non esiste una soglia di legge unica: ogni istituto applica le proprie politiche interne, nel quadro della normativa sul merito creditizio. Un rapporto elevato o molto elevato rende più difficile ottenere l'approvazione di un nuovo finanziamento o condizioni favorevoli, e in quel caso conviene verificare quali rate pesano di più.
Il rapporto rata/reddito è lo stesso del DSTI?
Sì. DSTI è la sigla inglese di Debt Service to Income, cioè il rapporto tra il servizio del debito e il reddito. È il termine usato nella letteratura e nella normativa europea, mentre nel linguaggio bancario italiano si parla spesso di rapporto rata/reddito. I due termini indicano lo stesso indicatore e si calcolano con la stessa formula.
Come si può ridurre il rapporto rata/reddito prima di chiedere un mutuo?
Le strade più efficaci sono quattro: estinguere i debiti più costosi, come i saldi di carte rateizzate e i prestiti personali a breve termine, che riducono il numeratore; aumentare l'anticipo sul mutuo, che diminuisce la rata; includere un co-intestatario con reddito dichiarato, che aumenta il denominatore; valutare una rinegoziazione o un consolidamento dei debiti, tenendo presente che può ridurre la rata ma aumentare il costo totale degli interessi nel tempo.
Quando conviene rivolgersi a un mediatore creditizio?
Un mediatore creditizio regolarmente iscritto può confrontare le proposte di più istituti e individuare condizioni più adatte al profilo del richiedente. È utile soprattutto quando il rapporto rata/reddito è vicino o superiore ai livelli indicati dal calcolatore, o quando si vuole capire quali finanziamenti attivi limitano di più la possibilità di ottenere un nuovo prestito. Prima di affidargli la pratica conviene verificare l'iscrizione e chiedere per iscritto il compenso previsto.
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A cura di RivoCalc · Rivisto secondo la metodologia editoriale · Aggiornato il 6 luglio 2026
Questo calcolatore fornisce una stima a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. I valori reali dipendono dalle politiche di ciascun intermediario e dalla situazione specifica del richiedente. Per decisioni finanziarie, si consulti un professionista qualificato o direttamente l'istituto di credito.
